Un breve incontro con uno dei Felicetti della quarta generazione dei pastai del Trentino.
E’ dal 2023 che questa ditta della Val di Fiemme, prodotto d’eccellenza, viene inserita da Forbes tra le 100 aziende più sostenibili d’Italia.
Ha come obiettivo la tutela della natura che lo circonda, le Dolomiti, patrimonio Unesco, luogo unico che fornisce un’acqua purissima che sgorga in alta quota e utilizza semola di grano duro 100% italiano, con un assortimento, a parte pochi formati, tutti trafilati al bronzo.
Siamo in un contesto di Fiera a cui ogni anno la ditta Felicetti è presente per fornire le ultime novità della sua filiera a clienti e appassionati del buon food e abbiamo passato una mezzoretta con il figlio maggiore di Riccardo Felicetti, uno dei tre nipoti del fondatore, il giovane Luca. Sono parte della quinta generazione, tutti ragazzi della famiglia numerosa che papà Valentino, imprenditore edile, ha fondato nel 1908.
Con un fatturato di oltre 60 milioni di euro nel 2024 e un obiettivo di 75 milioni per il 2025 con il nuovo stabilimento di Molina di Fiemme e una capacità produttiva quindi raddoppiata c’è bisogno di forze nuove che si trovano sia nella quarta generazione e… chissà anche nella quinta..
– Come ti senti all’interno dell’azienda che porta avanti da molto tempo e con successo un prodotto che ha una importante identità?
“All’interno dell’azienda mi sento… Beh, innanzitutto molto bene e dal punto di vista professionale credo ci sia molto da fare. Ci troviamo in una situazione, un’azienda dove vedo ampi margini di crescita e questo aumenta assolutamente la motivazione e la voglia di fare in azienda e anche la voglia di dare il mio contributo. Ma anche dal punto di vista personale sono molto contento di finalmente essere in azienda.
– Quindi è una cosa che hai sempre pensato oppure che la vedevi come un desiderio?
“Da piccolo quando mi chiedevano, quando me ne facevano le domande cosa vuoi fare da grande? Io potevo anche dire cosa volevo fare da grande, ma da piccolo mi sono reso conto che quello che volevo fare da grande in realtà era… Quello che faceva papà.
Che poi nel tempo mi sono reso conto che era molto più– stava diventando sempre di più e di più e di più. E quindi adesso non voglio più fare quello che faceva papà, ma voglio crearmi, voglio trovare il mio, il mio spazio in azienda, non essere una copia, perché anche al giorno d’oggi essere la copia di quello che faceva Riccardo è difficile, faceva di tutto. Al giorno d’oggi bisognerebbe splittare, dividere quello che faceva una persona, anche Stefano, anche Paolo, in più persone.
– Stefano chi è?
Stefano, cugino di mio papà, presidente del pastificio Felicetti. In questo momento si occupa della pianificazione della produzione, e dell’acquisto della materia prima, di tutto quel che è nuovi progetti.
– Quindi ti puoi sentire capito o sottoposto a quelli che sono ormai le regole dell’azienda?
Le regole d’azienda, sono chiare. Ovviamente con la quinta generazione che entra ci saranno dei cambiamenti dal punto di vista familiare.
Mii è stato detto che un giorno arriveranno dei cambiamenti, magari dal punto di vista eh famigliare. In totale siamo undici con la possibilità di entrare.
Ci sono cinque soci della quinta generazione, tra tutti i figli sono undici. Magari non tutti entreranno, ma eh c’è il rischio che ci sia un bel po’ di afflusso di persone con la quinta generazione e quindi bisogna prepararsi anche a questo.
Ricordiamo che l’azienda oggi, a oltre 117 anni di distanza, ha due stabilimenti, più di 130 collaboratori e un fatturato che supera i 60 milioni di euro. Esportano in oltre 50 Paesi, con una produzione che, per metà, proviene da agricoltura biologica. Poi anche se nel mondo ci sono altri tipi di pasta questa è grazie all’invenzione del torchio quella che puo variare assumendo varie forme che alcune veramente piccoli scrigni di raccolta dei diversi condimenti.
– E allora tu cosa pensi di fare? La tua personale iniziativa, ad esempio, che fai i disc jockey, può essere malvista oppure è una valvola di sfogo che ti permettono? Cioè, c’è una certa disponibilità a lasciare il tuo io, quello che è, oppure ti comprime un po’ la cosa?
Questa è una bella domanda ed è sicuramente un tema molto attuale. Ovviamente da passare a essere uno studente a entrare nel mondo del lavoro per poi entrare di nuovo in azienda proprio ed essere visto…
– Vabbè, essere figlio di Riccardo comunque..
No, io voglio crearmi il mio spazio, l’ho sempre detto, essere uno sportivo col golf, essere uno a cui piace la musica e anche fare il disc jockey il weekend deve rimanere un hobby, non deve togliere nulla da quello che è il mio lavoro e la mia persona in pastificio, ma per me è uno sfogo importante, un qualcosa che mi dà equilibrio.
– Per forza, ci vuole sempre uno sfogo, la valvoletta o la valvolona di sfogo ci vuole perché se no… Ma cosa vorresti fare allora? Hai già individuato che cosa vorresti fare nell’azienda? Hai detto non quello che fa papà.
Esatto. No, perché quello che fa papà sarebbe dire tutto in azienda. Quindi sì, in realtà sì. Ci sono un paio di cose che ho individuato, un paio di cose che ho individuato che non vorrei fare in azienda, però!
– Quindi hai già messo quello che non vorresti?
Certo, anche vedere quello dove magari, forse non quello che non vorrei, ma forse non mi si addice come mia personalità, per sfruttare anche quelle che sono magari le mie qualità come.. mi piacerebbe fare e aiutare l’azienda a crescere nel mercato tedesco soprattutto.
– Parli tedesco?
Parlo tedesco. Sono nato e cresciuto a Merano. A differenza dei miei cugini che sono nati e cresciuti in Val di Fiemme.
– Che differenza c’è?
Eh la differenza può essere poca in realtà dalla distanza, perché è un’ora di distanza, però sono due culture diverse.
Sono andato a scuola tedesca con amici tedeschi, ho vissuto il tedesco come prima lingua, quindi quello può essere sicuramente un plus. Quello che andrei anche a fare in azienda. Mercato estero, mercato tedesco. Sicuramente avere una figura che fa parte della famiglia che parla il tedesco e ha vissuto anche la cultura, austriaca con i miei tre anni a Innsbruck, dove ho vissuto studiando, può sicuramente, da un punto di vista professionale, aiutare l’azienda a crescere in quei mercati e essere magari un-maggior collante con quei mercati, avere un approccio un po’ più personale anche con quel tipo di mercato lì.
– Ecco, capito
Quindi quelle sono le mie qualità e sono quei punti che possono interessarmi. Magari aprire una figliale in Germania può essere un’idea. Potrebbe essere un modo per trovare anche il mio spazio.
– Certo, e a livello sportivo, hai cominciato a giocare a golf perché giocava papà che ti portava chiaramente.
Si siamo sempre stati una famiglia che faceva le cose assieme nel tempo libero. Quindi quando si andava a sciare, si andava a sciare assieme, quando si andava a giocare a golf, per forza di cose si andava assieme. Quindi non solo papà Riccardo, ma anche nonna Lucia, che in realtà era quella che ha iniziato col golf in famiglia, convincendo poi anche, Riccardo a iniziare col golf. Quindi dobbiamo un grazie a nonna Lucia per averci portato sul campo da golf e la ringrazio perché mi ha fatto veramente innamorare, odiare anche, però poi anche di nuovo tornare ad amare uno sport che è fantastico secondo me.
Ho sciato, ho sciato, ho giocato- Che altri sport hai fatto? Ho fatto ping pong per la maggior parte della mia…vita da giovanissimo
– Ping pong? Non ci avevo mai pensato come sport.
No, ping pong non era male. Sì, sì, no, eheh si saltella, ma richiede. È una bella coordinazione comunque, ci vuole anche in quello. C’era anche questo.
– Senti, a parte lo sport, che altro…? Sì, la musica, me l’hai già detto. Ma c’è qualche cos’altro? Hai una passione particolare? Alla sera ti piace andare con gli amici a prendere l’aperitivo o sei di quelli che non sono tanto festaioli?
– Perché è un periodo in cui chi ha a tua età, a parte che voi siete particolari, eh, perché ragazzi che lavorano già alla tua età cominciano a diventare molto pochi. Riesci a capire il perché i tuoi coetanei siano così?
– Dipende dal fatto che non hanno la tua famiglia che vi ha spronato a fare le cose? Perché senz’altro vi ha spronato. Certo. Al golf vi hanno portato, ma a fare le cose in Italia vi hanno spronati?
Allora, ci tengo a dire che non sono mai stato costretto da nessuno a entrare in azienda. C’è sempre stata la, e questa è una cosa che mio papà mi ha sempre detto che la possibilità di entrare in azienda c’è, ma non c’è l’obbligo. Se io voglio fare qualcos’altro nella vita lui mi supporterà sempre per quella decisione. Quindi gliene sono molto riconoscente di questa cosa qua, però io da sempre mi ci trovavo in questa azienda, quindi mi ci rivedo in questo prodotto, sono molto legato anche a quello che facciamo, quindi non era un obbligo, non l’ho mai sentito un obbligo. Per quanto riguarda la generazione odierna, comunque dei paralleli anche con la mia vita li vedo, dove magari ci sono stati dei dubbi se magari legarmi già adesso all’azienda di famiglia perché difficilmente ne uscirò o tornerò ad essere uno studente.
Dovrei crearmi la possibilità di avere tanto tempo libero e dedicare tanta energia su qualcos’altro che non sia l’azienda? Eeh, in generale vedo una generazione che secondo me, nella mia personale visione, è una generazione che vuole fare tanto, vuole fare tutto e non vuole legarsi a niente. Questo non solo dal punto di vista lavorativo, ma anche dal punto di vista amoroso e di relazioni con le persone.
– Sì, gli impegni non piacciono. Impegnarsi non piace, è troppo difficile!
Non è difficile, toglie libertà. Eh lo so, ma toglie libertà di fare, di fare quello che si vuole. Ma la libertà è veramente fare quello che si vuole? Non lo so, ma io parlo non di quello che sono i miei ideali, ma di quello che vedo. Quindi magari, secondo me no, perché la libertà di scegliere ce l’abbiamo. Eeh ovviamente io ho avuto un’occasione che magari altri non hanno avuto e sono molto, molto, molto grato di questa occasione.

– Tu hai un fratello e lui cosa fa?
Mio fratello è ancora giovane, mio fratello ha 19anni e ha ancora tutta la sua vita di studente davanti, quindi lasciamogliela godere, lasciamolo crescere.
– Cosa studia tuo fratello?
Inizia, ha fatto le superiori, ma studiare in università deve ancora iniziare. Vorrebbe fare l’università a Vienna, la Wirtschaftsuniversität a Vienna, che era stata anche la mia prima scelta in realtà. Eeh, lo spero e mi auguro che lui possa entrare e fare questo percorso di studi all’estero per poi tornare e portare quello che ha imparato anche in azienda.Ma è ancora molto giovane lasciamolo crescere.
Io ho seguito spesso Riccardo ed una parola che sempre ho riscontrato nel suo profilo è Coerenza. Quindi ti auguro che questo valore ti accompagni ogni giorno basandoti sugli insegnamenti che hai ricevuto daila tua famiglia, generazione dopo generazione e, come ho potuto notare il garbo che vi contraddistingue negli approcci.










