Venezia conserva un grande patrimonio di idee per cocktail che si ritrovano sempre più in giardini privati. Non sembrerebbe possibile ad un occhio esterno, ed è proprio questa la sorpresa. Infatti ci sono tra quelli dei conventi, delle scuole, così come delle case private, ci sono anche i chiostri e giardini d’hotel, spesso aperti anche agli ospiti esterni, per fare colazione, cenare o bere un drink.
I cocktail sono sempre più un elemento importante per il veneziano basta pensare al Bellini. Infatti tra i cocktail più eleganti di sempre, ormai consegnati alla storia e al mito del tempo, c’è il Bellini. Drink nato proprio a Venezia e poi esportato in tutto il mondo, tanto da fare la sua fortuna non in patria, ma a New York.
Un elegante calice o in un flûte che contiene prosecco e succo di pesca, frizzante al punto giusto da risvegliare i sensi e dalla bassa gradazione alcolica. Il Bellini è anche sinonimo di un’epoca che non c’è più: dei bar del dopoguerra, dei camerieri in livrea, di un modo di vivere che è diventato sinonimo di Bella Vita all’italiana. La sua nascita è leggenda, e si lega alla città di Venezia così come a un bar ancora oggi famosissimo: l’Harrys’s Bar, a pochi passi da Piazza San Marco, e del suo proprietario Giuseppe Cipriani. Ora prosegue con successo il figlio Arrigo.
A differenza di tanti altri cocktail la cui storia si perde nella notte dei tempi, per il Bellini invece si ha una data certa e un nome a cui associare la paternità. Era infatti il 1948 quando Giuseppe Cipriani, fondatore dell’Harry’s Bar, inventa questa preparazione dolce al punto giusto e perfetta per tutto l’arco della giornata. Infatti solo un goccio di vino prosecco a cui si aggiunge succo di pesca: il risultato un cocktail sapido e minerale ma smorzato dalle note più zuccherine del frutto. Il Bellini, inoltre, a differenza di altri cocktail nati per sbaglio è stato volutamente creato dal fondatore dell’Harrys Bar per celebrare una mostra del grande artista e pittore Giovanni Bellini. Dicono, in particolare, che l’ispirazione venne a Cipriani osservando la tunica di un santo raffigurato in un’opera dell’artista cinquecentesco. Così Cipriani decide di ricreare quello stesso colore rosato in un cocktail, dando vita al Bellini. La fortuna del Bellini seguì la fortuna di questo leggendario locale, meta di artisti, scrittori e personaggi dello spettacolo: da Ernest Hemingway a Orson Welles, fino ad arrivare a Gianni Agnelli.
Simbolo del lusso nel dopo guerra fino agli Anni ’70, l’Harry’s Bar viene aperto nel 1931 da Giuseppe Cipriani, capostipite di quello che è poi diventato un vero e proprio impero legato alla ristorazione in tutto il mondo. E infatti proprio a New York che il brand prende il largo, così come il suo cocktail di punta: il Bellini, tanto che ancora oggi nella grande mela questo è uno dei cocktail più richiesti al brunch. Il Bellini diventa così simbolo di un’era, oltre a essere un cocktail internazionale inserito nella lista ufficiale IBA.

Simbolo del lusso nel dopo guerra fino agli Anni ’70, l’Harry’s Bar viene aperto nel 1931 da Giuseppe Cipriani, capostipite di quello che è poi diventato un vero e proprio impero legato alla ristorazione. In tutto il mondo. E infatti proprio a New York che il brand prende il largo, così come il suo cocktail di punta: il Bellini, tanto che ancora oggi nella grande mela questo è uno dei cocktail più richiesti al brunch. Il Bellini diventa così simbolo di un’era, oltre a essere un cocktail internazionale inserito nella lista ufficiale IBA.

Esempio tipico dell’architettura tardo-gotica veneziana, il palazzo ha una facciata che si distingue per le sue quadrifore e monofore ogivali all’esterno, mentre all’interno si apre con 30 unità, tra camere e suite, che conservano opere d’arte in vetro di Murano, affreschi e tessuti d’epoca per i tendaggi, boiserie e marmi. Uno fra tutti gli esemplari del patrimonio artistico della struttura, sono gli stucchi di Alessandro Vittoria, scultore vissuto nella seconda metà del ‘600 che si forma nella bottega di Jacopo Sansovino, ma anche gli affreschi del ‘700 di Jacopo Guarana pittore e allievo di Giambattista Tiepolo.

Adesso all’interno, nel giardino della struttura, troviamo anche un cocktail bar guidato dal bar manager Giovanni Florio che, dopo una carriera costruita tra i grandi caffè di Bari, le capitali europee e alcuni importanti alberghi italiani, è arrivato al G Lounge & Garden Bar per portare la sua idea di mixology, legandosi laddove possibile alla storia e agli ingredienti del contesto che lo ha accolto. “Ho cercato prodotti che rappresentassero Venezia e il luogo in cui ci troviamo” dichiara Florio “Ogni cocktail è legato alle spezie e alle botaniche coltivate da secoli nel giardino interno del Nani Mocenigo Palace. Nella signature cocktail list è sempre presente un ingrediente del giardino botanico del Palazzo Nani Mocenigo, come il melograno, il timo limone, la menta e il rosmarino, e il nome scelto evoca personaggi o temi di questa storica dimora”.
La nuova drink list d’autore è composta da sei cocktail signature, compresa una variazione sullo spritz, tanto amato dai turisti che visitano Venezia, e da una referenza alcol free. Non mancano poi i classici perché, come spiega Florio, “La mia filosofia parte dal classico ma con un’evoluzione: proporre cocktail tradizionali adattandoli al gusto e al momento, aggiungendo un twist più sparkling e innovativo”.
Per fare qualche esempio più concreto, il cocktail Elena e Giorgio, primo della drinklist, prende il nome da una storia d’amore dal percorso travagliato tra Elena Barbarigo, figlia del Doge Agostino e il marito Giorgio Nani, ma con un lieto fine raggiunto grazie a un palazzo ricevuto in dote. Segue il Guaranà Special, creato con vodka Altamura e ispirato ai cieli dipinti del Palazzo, con una mousse alla pesca che richiama le nuvole. Terza proposta è La Bauta, uno spritz al limoncello arricchito con timo al limone e qualche goccia di Select, per mantenere un legame con la tradizione veneziana. La selezione include anche il Sansovino, architetto che ha restaurato la facciata della dimora, e che ha ispirato un cocktail analcolico a base di mela verde, zenzero e lime; è servito con un grande cubo di ghiaccio, che richiama l’architettura del palazzo, ma con un fiore racchiuso al suo interno.











